Allo Spazio Scena (Via degli Orti d’Alibert, 1) torna “Il viaggio del produttore”, il ciclo di incontri gratuiti promosso dalla Scuola Volonté, a cura di Boris Sollazzo. Un appuntamento che mette al centro il lavoro fondamentale del produttore cinematografico, figura chiave nella nascita e nella realizzazione di un film. Martedì 17 febbraio 2026 alle ore 18.30 il pubblico avrà l’occasione di partecipare a un incontro gratuito con il produttore Carlo Degli Esposti, che dialogherà con gli spettatori raccontando una carriera che ha lasciato il segno nel cinema e nella televisione italiana: dalla fondazione di Palomar, realtà capace di coniugare identità autoriale e solidità industriale, fino al successo internazionale de Il commissario Montalbano, modello di serialità italiana esportata nel mondo. Nel corso degli anni, Degli Esposti ha accompagnato opere di forte impronta civile e culturale come Il giovane favoloso di Mario Martone, La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi, Volevo solo nascondermi di Giorgio Diritti, confermando una visione del produttore come figura di mediazione e responsabilità, capace di tenere insieme visione artistica, rischio imprenditoriale e impatto sul pubblico.
A seguire, la serata continuerà con la proiezione di Palazzina Laf (2023), diretto e interpretato da Michele Riondino, al suo esordio alla regia, e prodotto da Carlo Degli Esposti insieme a Nicola Serra. Ambientato nella Taranto del 1997, il film affronta uno dei casi più controversi e dolorosi della storia industriale italiana, legato alle vicende dell’Ilva. Attraverso lo sguardo dell’operaio Caterino Lamanna, figura ingenua e ambigua insieme, il racconto mette in scena il meccanismo della “Palazzina Laf”, reparto-lager destinato a isolare e piegare i lavoratori considerati scomodi. Tratto dal libro Fumo sulla città di Alessandro Leogrande, cui il film è dedicato, Palazzina Laf costruisce un equilibrio sottile tra dramma e grottesco, evitando la retorica e restituendo un affresco umano e politico di grande forza narrativa. Presentato alla Festa del Cinema di Roma e premiato ai David di Donatello, il film è un esempio concreto di come la produzione possa farsi strumento di memoria e di coscienza civile.
